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Moglie Pablo Marì: “Era ferito ma ci ha salvato dal killer, si è fatto inseguire ed io e mio figlio ci siamo messi al sicuro”

L’istinto di un padre, di un marito, che fa di tutto per salvare la propria famiglia. L’aggressore ha riconosciuto il giocatore e l’ha colpito non casualmente

Fonte Foto: Milanotoday.it

Scrive La Nazione, l’istinto di un padre. L’istinto di un marito. L’istinto di un uomo che pensa immediatamente a proteggere ciò che ha di più di caro al mondo, nonostante qualcuno gli abbia appena piantato una lama nella schiena. Sono da poco passate le 18.30 di giovedì, Pablo Marì è al Carrefour di Assago Milanofiori con la moglie Veronica e il figlio di 4 anni. All’improvviso si scatena l’inferno: Andrea Tombolini impugna un coltello da cucina e inizia a puntare le persone che stanno facendo la spesa. Sulla sua strada incontra per primo il difensore spagnolo di 29 anni, l’unico che, a suo dire, aggredisce non casualmente. Anzi, nell’interrogatorio di venerdì con il gip Patrizia Nobile, attribuirà proprio a quell’incrocio fortuito la genesi del raid killer: «Quando ho visto che tra i clienti vi era un calciatore del Milan (in realtà gioca nel Monza, ndr), ho provato invidia, perché lui stava bene e io male. L’ho colpito quindi con un coltello che avevo in mano e potevo fermarmi lì, invece non so cosa mi è preso e ho cominciato a colpire anche altre persone». «Io stavo parlando al telefono – la testimonianza di Veronica ai carabinieri della Compagnia di Corsico – mentre Pablo era poco dietro di me. Quando siamo arrivati verso una delle ultime corsie del supermercato, ho sentito Pablo che ha urlato e poi mi ha sorpassato correndo; appena mi ha superato, ho subito notato che gli usciva sangue dalla spalla sinistra». Marì non si ferma, ha un obiettivo preciso: vuole farsi inseguire da Tombolini, distrarlo, per evitare che se la prenda con la sua famiglia. «Mio marito – prosegue il drammatico racconto finito agli atti dell’indagine coordinata dal pm Paolo Storari – ha continuato a correre, facendo in modo che il suo aggressore lo seguisse sempre dritto, permettendo a me e a nostro figlio di metterci al sicuro prendendo una corsia a sinistra, alla ricerca dell’uscita. Quando anche l’aggressore ci ha superato, l’ho guardato in faccia, notando che aveva uno sguardo fuori di sé, e ha continuato a seguire Pablo sino a che non li ho più visti».

La donna e il bambino trovano riparo, come altri, in un negozio d’abbigliamento: «Una volta al sicuro, ho chiamato Pablo, che mi ha rassicurato che stava bene». I suoi muscoli da atleta hanno fatto resistenza, impedendo alla lama di raggiungere il polmone: operato al Niguarda, dovrebbe rientrare in campo tra circa tre mesi. Negli stessi istanti, Tombolini, quarantaseienne con problemi psichiatrici, ne ferisce altri cinque. L’ultimo a essere colpito è il quarantasettenne italo-boliviano Luis Fernando Ruggieri, dipendente del Carrefour, morto durante il trasporto in ospedale. Il suo collega, il cassiere quarantenne F.R., è invece ricoverato al Policlinico da tre giorni: i medici gli hanno suturato lo squarcio al petto provocato da un fendente; non ha lesioni a organi vitali.

Accanto a lui, in quei secondi interminabili, c’era un’altra addetta del supermercato: «Al termine del turno di servizio – riferirà ai militari – decidevo di effettuare degli acquisti per casa mia, terminati i quali mi mettevo in fila col carrello nel corridoio casse». A un certo punto, la ricostruzione, «avvertivo dei botti, simili a degli spari, provenire dalle corsie. Immediatamente dopo sentivo delle urla provenire dalla corsia scatolame, posta di fronte alle casse e notavo un giovane alto correre a gambe all’aria, nella medesima corsia, urlando a squarciagola: ’Aiuto, mi vogliono uccidere’. In quest’ultimo frangente, il collega F.R. che era dietro di me gli andava incontro, quando, alle spalle del giovane, è spuntato un uomo con un giubbotto blu scuro». È Tombolini. «Impugnava un coltello da cucina, di grandi dimensioni, in una mano che non ricordo quale, e sferrava un fendente a F. al corpo, proseguendo la fuga. F. ha camminato lungo la corsia delle casse per qualche metro, a fatica, chinato in avanti tenendosi la mano al petto, per poi cadere a terra a faccia in giù. La sua camicia era quasi tutta intrisa di sangue». Ieri mattina alle 9 il Carrefour ha riaperto al pubblico, dopo il giorno di chiusura in segno di lutto per la morte di Ruggieri. Qualche ora dopo, il giudice ha convalidato l’arresto del suo assassino (accusato anche del tentato omicidio di due dei sei feriti) e accolto la richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura: Tombolini resterà nel reparto psichiatrico dell’ospedale San Paolo, piantonato dagli agenti della penitenziaria. «Ritengo di avere un tumore e di dover morire – ha detto agli inquirenti –. Mi sembra impossibile di aver fatto quello che ho fatto: io non sono una persona violenta e non ho nessun precedente penale, mi sembra impossibile di aver rovinato la mia vita e quella delle persone che ho ucciso e ferito».

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