Editoriali

Arrigo Sacchi: il Profeta di Fusignano che ha rivoluzionato il calcio

Dalle serie minori al tetto del mondo: la storia di un uomo che ha cambiato il calcio italiano con idee innovative e un gioco spettacolare

Arrigo Sacchi nasce il 1° aprile 1946 a Fusignano, un piccolo comune romagnolo. Cresce in una famiglia legata al calcio: suo padre Augusto ha giocato nella SPAL e nella Gallaratese. Tuttavia, la carriera da calciatore di Arrigo è breve e modesta. Gioca a livello dilettantistico nel Baracca Lugo come difensore di fascia, ma presto capisce che il suo destino non è in campo, bensì in panchina. Dopo aver lavorato nell’azienda di famiglia, un evento cambia la sua vita: il direttore del Fusignano Calcio gli chiede di aiutare la squadra. Sacchi accetta e si innamora del mestiere di allenatore. Da quel momento inizia il suo percorso, fatto di gavetta e studio, che lo porterà ai vertici del calcio mondiale.

Dopo l’esperienza a Fusignano, Sacchi allena Alfonsine, Bellaria e poi le giovanili del Cesena. Qui conquista un prestigioso Scudetto Primavera nel 1982, un risultato che accende i riflettori su di lui. Il suo nome inizia a circolare negli ambienti calcistici più importanti, grazie a un gioco innovativo e a una meticolosa preparazione tattica. Nel frattempo, i primi segnali di stress iniziano a manifestarsi. Sacchi si dedica anima e corpo al calcio, ma il peso della pressione si fa sentire. Nonostante questo, continua la sua ascesa: dopo un’esperienza a Rimini, arriva la chiamata del Parma nel 1985. È qui che il suo talento emerge definitivamente.

Al Parma, Sacchi dimostra il suo valore. Costruisce una squadra solida e spettacolare, con una difesa in linea e un pressing a tutto campo. Il suo calcio è moderno, europeo, ispirato all’Ajax di Cruijff. Il primo anno vince la Serie C1, riportando il Parma in B. L’anno successivo sfiora la promozione in A e brilla in Coppa Italia, eliminando il Milan di Liedholm con due vittorie a San Siro. Silvio Berlusconi, da poco presidente del Milan, rimane folgorato dal gioco del Parma. Contatta Sacchi e gli offre la panchina rossonera. È il 1987: inizia l’era del “Grande Milan”.

A Milano, Sacchi deve affrontare lo scetticismo generale: non è stato un grande calciatore e il suo gioco è lontano dal tradizionale “catenaccio” italiano. Ma lui non si fa intimorire. Con Gullit, Van Basten, Rijkaard e una squadra perfettamente organizzata, impone il suo stile. Il primo anno vince lo Scudetto superando il Napoli di Maradona. Ma è in Europa che il suo Milan diventa leggenda: nel 1989 e nel 1990 conquista due Coppe dei Campioni consecutive, battendo Steaua Bucarest e Benfica. Seguono due Coppe Intercontinentali e due Supercoppe Europee. Il Milan di Sacchi è considerato dalla UEFA la squadra di club più forte di sempre.

Dagli Azzurri al ritiro: il peso dello stress

Nel 1991, la FIGC lo chiama per guidare la Nazionale italiana. Sacchi accetta e, tre anni dopo, porta gli Azzurri alla finale dei Mondiali di USA ’94. L’Italia gioca un calcio moderno, organizzato, ma viene sconfitta ai rigori dal Brasile di Romário. È una delusione enorme. Dopo un’altra esperienza al Milan e una breve avventura all’Atlético Madrid, il calcio inizia a pesare sulla sua salute. Nel 1999 annuncia il ritiro, ma nel 2001 torna per un breve periodo al Parma. Tuttavia, lo stress è troppo forte: lascia definitivamente la panchina.

Dopo il ritiro, Sacchi rimane nel mondo del calcio come dirigente. Lavora per il Real Madrid e poi per la FIGC come coordinatore delle Nazionali giovanili. Le sue opinioni, spesso taglienti, lo rendono un opinionista richiesto in TV. Nel 2017, la UEFA lo inserisce tra i dieci allenatori più influenti della storia del calcio. Nel 2019, France Football lo classifica tra i 50 migliori tecnici di tutti i tempi, terzo assoluto e primo tra gli italiani.

Arrigo Sacchi come allenatore del Milan – www.goalist.it

Un’eredità indelebile, un maestro per il futuro del calcio

Sacchi non è stato solo un grande allenatore, ma un rivoluzionario. Ha cambiato la mentalità del calcio italiano, trasformandolo in un gioco più propositivo e spettacolare. La sua filosofia basata su pressing, organizzazione e mentalità vincente ha ispirato generazioni di allenatori.

Oggi, il suo metodo è ancora studiato e applicato. Guardiola, Klopp e molti altri allenatori moderni hanno preso spunto dalle sue idee. Il calcio di Sacchi non era solo tattica, ma anche emozione, spettacolo e cultura del lavoro. Il suo lascito va oltre i trofei: ha dimostrato che il calcio non è solo difesa e contropiede, ma anche bellezza e coraggio. Arrigo Sacchi resterà per sempre il Profeta di Fusignano, l’uomo che ha cambiato il calcio italiano. 

Marta Franco

Recent Posts

Paratici nuovo ds del Milan? Ecco cosa non potrà fare durante l’inibizione

Le ultime notizie danno Fabio Paratici vicinissimo a diventare il nuovo DS del Milan. L’ex…

20 minuti ago

“Cacciate Conceicao e chiamatemi lui”: Milan, arriva il parafulmine I Tra 24 ore dirige il primo allenamento

La situazione è abbastanza critica, ed ha davvero poco tempo per dimostrare di poter dare…

2 ore ago

Inter, pronto un quinquennale per Luis Henrique? Profilo adatto per Oaktree

Il mercato non dorme mai e l'Inter è al lavoro nell'ottica di individuare i giusti…

2 ore ago

“Sono pronto, dove si firma?” Ancelotti flirta e ammette: firma a Luglio per l’ultimo grande successo in carriera

Ancelotti è pronto, potrebbe davvero cambiare e andare via da Madrid. In estate il mondo…

5 ore ago

“Mi sono bruciato per la cocaina: l’ex Juventus senza peli sulla lingua I “Ho sprecato talento e carriera”

L'ex giocatore confessa ciò che ha fatto in passato, e si pente amaramente di queste…

15 ore ago

Lucchese nel caos: una squadra senza stipendi e sull’orlo dell’esclusione

Tre cambi di proprietà, giocatori senza soldi da mesi e un futuro sempre più incerto:…

20 ore ago